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L'intelletto d'amorosi sensi

  • 4 apr 2018
  • Tempo di lettura: 3 min

Comprendere di primo acchito un’azione, un tono di voce, un’espressione, un’intenzione, uno stato d’animo, un respiro, uno sguardo, attraverso un semplice battito di ciglia. "Non fa scienza sanza lo ritener lo aver inteso" affermava Dante. Questa è una qualità assai rara che non tutti hanno, che non si attiva con chiunque si interloquisca, se non superficialmente. E’ un’intesa biunivoca, come parlare insieme una lingua extraterrestre, un’intesa infinitesimalmente raffinata, nulla a che vedere con quella molto più rozza e comune che si ravvisa fra persone che si conoscono da anni. Una comunione assai rara e più profonda che scaturisce sin dai primi momenti passati insieme. "Saper ascoltare significa possedere, oltre al proprio, il cervello degli altri". (Leonardo Da Vinci)

Così, volendo illustrare metaforicamente questa virtù, può sembrare come il sentire la voce interiore del prossimo. E’ come udire una voce che non parla tramite la bocca, che contraddistingue la timbrica dell’anima di ognuno di noi, in maniera assolutamente originale ed inimitabile. È appunto una conoscenza che supera il sapere tutto di quella persona. Anzi, potremmo dire che vada controcorrente rispetto al common sense sulle relazioni. Il ruolo da protagonista è la chiacchiera -che non è sinonimo di dialogo- finalizzata alla conoscenza ai raggi x dei vari ed eventuali “interessi in comune”, dei fatti privati, della storia personale, dell’identità della persona. Quanto dannoso è divenuto il “chiacchierare”. Sembra impossibile comunicare se non in questi termini. Eppure la vera comunicazione non sta banalmente in questo, e nemmeno nel riferirci a qualcuno che ci capisca, che ci accetti e che ci apprezzi il più possibile, che abbia una mentalità simile alla nostra, per quanto queste persone rappresentino delle relazioni comunque importanti per il benessere della persona. Questa connessione può avvenire fra persone diversissime, dei colori diversi che però contraddistinguono un unico quadro, di cui non vi sono e saranno falsi d’autore. E’ quindi essenziale estendere l’orizzonte di senso, per notare cosa ci sia al di là delle convinzioni e dei pregiudizi sull’importanza (per me ininfluente) di affiancarci con persone simili o compatibili, che ci completino. Si presuppone l’incompletezza della persona e quindi una mancata accettazione di ciò che si è. Da questo come potrebbe derivare un’accettazione profonda del prossimo, quando aprioristicamente non si è in grado di accettare se stessi ed amarsi a 360 gradi? Relazionarsi così profondamente con qualcuno è dunque un’affinità incomprensibile e inspiegabile a parole, che non si costruisce nel tempo, o c’è o non c’è, che così chiarissimamente è avvertibile quando avviene, come un magnetismo. Intuire ciò vuol dire non soltanto, a questo punto, conoscere e conoscersi nella veridicità, oltre ogni maschera che ogni giorno la gente indossa per coesistere e tollerarsi, ma porre la relazione su un dialogo telepatico fra voci interne.

E quando accade di trovare una persona con cui si origina quest’universo di polifonia e d’intesa immediata, è come sentirsi dentro l’animo dell’altra persona quando si sta insieme, ed anche quando si è lontani o lontanissimi. E’ una corrispondenza che non s’interrompe, che supera ogni limite geografico e anche l’assenza fisica. E’ una connessione che rimane intatta negli anni, che mantiene sincronizzate le lancette dei due orologi. E ci si ritrova anche dopo anni, come se nulla fosse passato. E’ raggiungere un’evoluzione di coscienza spirituale, un risveglio che fa sembrare così piccole le cose del mondo ed i dialoghi umani, fatti di tante parole per spiegarsi, per conoscersi, per accordarsi e per stimarsi . Ed allora le spiegazioni e discorsi fuggono, lasciando spazio al puro silenzio che non ha significanza per chi è al di fuori di questo mistico intreccio. E’ la magnificenza dell’intelletto d’amorosi sensi. Natale Anastasi


 
 
 

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